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                  <text>UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI TORINO

FACOLTÀ DI LINGUE E LETTERATURE
STRANIERE

CORSO DI LAUREA IN SCIENZE DELLA
MEDIAZIONE LINGUISTICA

LA PARLATA DI BAGNOLO PIEMONTE

Relatore
Prof. Antonio Romano

Laureanda
Elena Piccato
218250

Anno Accademico 2006/2007
1

�INDICE

La parlata di Bagnolo Piemonte
Introduzione………………………………………………………………..3

I. Cenni storici sul comune di Bagnolo Piemonte
1.1 Origine del nome………………………………………………………5
1.2 Prime tracce storiche documentabili del comune di Bagnolo P.te…….5
1.3 I primi insediamenti…………………………………………………...6
1.4 L’influenza longobarda………………………………………………..7
1.5 Vicinìa, Confratria dello Spirito Santo e Comunità: alle origini
dell’Amministrazione locale bagnolese .……………………………...8
1.6 I signori di Bagnolo…………………………………………………..10
1.7 Uno sguardo sul presente…………………………………………….12

II. Caratteristiche della parlata
2.1 Premessa……………………………………………………………...13
2.2 Raccolta del materiale e questionario .………………………………13
2.3 Sintesi dell’inventario………………………………………………..20
2.4 Confronto con l’italiano……………………………………………...22
2.5 Confronto con il francese…………………………………………….25
2.6 Confronto con i materiali pubblicati delle inchieste dell’ALI e
dell’ALEPO…………….…………………………………………….27

III. Conclusione
3.1 Classificazione della parlata tra arcaismi e innovazione…………….28
3.2 Prospettive per studi futuri…………………………………………..30

Bibliografia………………………………………………………………..31

2

�INTRODUZIONE
Con questo lavoro ci si propone di dare un contributo iniziale all’analisi
sincronica delle caratteristiche fonetiche ed alla contestualizzazione della parlata
di Bagnolo Piemonte (paese di circa 5500 abitanti situato in provincia di Cuneo e
confinante con la provincia di Torino) nell'ambito dialettologico dell'area dato che
non esiste nulla in letteratura riguardo a questi aspetti.
Contrariamente a molti testi sul piemontese a circolazione locale, per una
rappresentazione delle caratteristiche fonetiche di questo dialetto, si è deciso di
utilizzare l'alfabeto IPA (International Phonetic Alphabet) che ha permesso di
ottenere una certa omogeneità interna nella rappresentazione fonetica e di offrire
una maggiore possibilità di lettura delle sue caratteristiche sonore nel confronto
con i suoni di altre varietà linguistiche.
Nel primo capitolo si localizza e si descrive il Comune di Bagnolo dal punto
di vista storico attraverso lo studio dell’etimologia del nome e delle prime
testimonianze scritte riguardanti il paese. Sulla base di alcune fonti autorevoli, si
passa poi ad una descrizione dei primi insediamenti a partire dall’antichità e si
analizzano (con le dovute riserve) le tracce di una possibile influenza longobarda
nel dialetto. Vengono poi elencati in modo sommario alcuni eventi alle origini
dell’amministrazione comunale di Bagnolo che hanno sicuramente inciso
sull'autonomia linguistica di questo centro mentre si rimanda ad un breve
paragrafo finale per un riferimento alla situazione attuale.
Nel secondo capitolo si presenta una breve rassegna di testi scientifici che
hanno fornito contributi sulla parlata di Bagnolo ed un accenno alle inchieste degli
Atlanti Linguistici rivolte alla descrizione dialettologica del comune stesso o dei
comuni limitrofi; dopodiché, a partire dal secondo paragrafo, si analizzano in
maniera sincronica le caratteristiche della parlata attraverso un questionario
originale il cui Corpus mirava alla ricerca di tratti tipici segmentali della parlata
stessa. Il questionario è stato sottoposto all’attenzione di un informatore e i dati
raccolti sono stati analizzati anche in base alle nostre conoscenze personali (sono
originaria del comune di Bagnolo P.te) e dal nostro contatto giornaliero con il
dialetto.

3

�Oltre alla trascrizione fonetica IPA dell'intero corpus, in questo paragrafo sono
riportate alcune annotazioni specifiche riguardo la trascrizione, mentre nel
paragrafo successivo si propone una sintesi dell’inventario fonetico e fonologico
del dialetto di Bagnolo derivante dall'analisi di questo materiale.
Nei paragrafi successivi viene allestito un confronto con i tratti fonetici salienti
dell’italiano nel quale si fa un particolare riferimento alle caratteristiche tipiche e
all’evoluzione generale del piemontese; in questa sezione si fanno riferimenti ai
testi sul Piemonte e sul piemontese di importanti autori quali Berruto, Clivio e
Telmon. Si allestisce quindi un ulteriore elementare confronto con il francese
attraverso il suo inventario fonetico e fonologico e, dalle questioni emerse dal
suddetto paragrafo, si trae spunto per una piccola disquisizione di fonetica storica
sulla dittongazione. Infine nell’ultima parte del secondo capitolo si confrontano
rapidamente i materiali citati nella premessa con le realizzazioni del questionario.
Nel terzo capitolo la trattazione verte principalmente su due argomenti: in
primo luogo sulle conclusioni tratte dal questionario e dall’inventario fonetico e
fonologico, evidenziando gli arcaismi e le correnti di innovazione presenti nel
dialetto; in secondo luogo si apre un ampio raggio di prospettive di studi futuri
che vanno dall’indagine sincronica, passando per quella sociolinguistica, fino allo
studio diacronico del dialetto i quali, date le possibilità offerte dai mezzi
tecnologici oggi a disposizione, dovranno essere affrontati attraverso ulteriori
studi acustici più approfonditi condotti con un maggior numero di informatori al
fine di indagare la parlata in maniera esaustiva e concludere ciò che questo lavoro
ha appena iniziato.

4

�I.

CENNI STORICI SUL COMUNE DI BAGNOLO
PIEMONTE

I.1 Origine del nome

Il toponimo Bagnolo deriverebbe, secondo alcuni eruditi del XVIII e XIX
secolo, dalla parola latina balneolum che significa “bagno”. Si dava questa origine
al nome di Bagnolo credendo alla tradizione secondo la quale al tempo dei romani
là sorsero dei bagni termali (tradizione originata da una discussa interpretazione di
un documento di epoca romana)1.
Il termine Bagnolo sarebbe attestato fin dal Basso Medioevo nella forma
genitiva Bagnolij2. E su tutti i documenti rinvenuti fino ad ora Bagnolo è sempre
indicato con il termine Bagnolij o Bagnolio fino all’ottobre del 1862, anno in cui
dopo l’Unità d’Italia e su proposta del Ministero dell’Interno, il Consiglio
Comunale di Bagnolo delibera di assumere la denominazione Bagnolo Piemonte
per evitare possibili confusioni con altri comuni aventi lo stesso nome ma situati
in regioni italiane diverse.

I.2 Prime tracce storiche documentabili del comune di Bagnolo Piemonte

La prima presenza ufficiale del nome del comune di Bagnolo risale ad un
documento originale di incerta datazione che è stato ritenuto anteriore all’anno
1000 d.C. (forse 999). Questo documento, con il quale il vescovo torinese Gesone
fondò l’abbazia di Sangano, riporta, tra le diverse donazioni e concessioni fatte
per favorire la costruzione della suddetta, l’inserimento di tutta la terra che
Gilberto di Bagnolo aveva permutato con la mensa vescovile. Non ci è dato sapere
con certezza se Gilberto venisse dal “nostro” Bagnolo e non da un luogo più
lontano, ma è probabile dato che i beni in oggetto si trovavano nel Pinerolese3.
1

Per altre notizie si veda la voce Bagnolo Piemonte curata da A. Rossebastiano in Gasca
Queirazza et alii (1990).
2
Quest'ultima derivante forse dal termine francone bampn da riferirsi ad un “bosco bandito”
esistente in loco dopo l’invasione franca del regno longobardo (cfr. Vindemmio e Di Francesco,
2004, p. 19).
3
Cfr. Vindemmio e Di Francesco (2004, p. 50).

5

�Un’altra menzione risalente all’incirca allo stesso periodo riguarda una
donazione di alcuni terreni a favore dell’abbazia di Santa Maria di Cavour da
parte di Adelaide figlia del Marchese Oldrico Manfredi.

I.3 I primi insediamenti
Pur essendo situato in una zona in parte pedemontana e in parte montana, le
vicissitudini storiche di Bagnolo Piemonte sono caratterizzate da continui
“rimescolamenti” di popoli anche se, in un primo tempo, è probabile che in quella
zona fosse di stanza una tribù celto-ligure nativa.
I primi insediamenti accertati nel territorio dell’attuale comune di Bagnolo
Piemonte risalgono però all’epoca romana: la città più vicina fondata dai coloni
romani era stata Forum Vibii detta anche Vibii Forum (in alcune iscrizioni
chiamata anche Cabur) tale nome fu dato a partire dagli anni 44 e 45 d.C. quando
un proconsole di Caio Giulio Cesare scelse il territorio della tribù celto-ligure dei
Caburriates come centro mercatale. Il territorio di detta città andava oltre ai
confini dell’attuale Cavour e sconfinava negli odierni comuni di Barge,
Campiglione Fenile e Bagnolo Piemonte per quanto riguarda la parte più
pianeggiante delle terre che furono centuriate dagli agrimensori romani. La terra
che in precedenza molto probabilmente era comune fu suddivisa in ager
(appezzamento privato). Quindi mentre le estreme propaggini pianeggianti
dell’attuale territorio comunale bagnolese in direzione di Cavour erano lavorate da
coloni di cultura latina, nelle zone boschive della fascia che va da Barge a Bibiana
dovettero risiedere ancora piccoli gruppi familiari di cultura celto-ligure
profondamente influenzati da quella latina dominante.
In seguito, nel territorio bagnolese l’insediamento primitivo è un villar detto
del Bagnolo cioè non un centro demico ad similitudinem urbis ma, piuttosto, case
sparse in un territorio ancora ampiamente boschivo e facenti riferimento ad una
piccola chiesa cristiana (originariamente neppure dotata di un fonte battesimale).
Inoltre l’esistenza in territorio bagnolese di un Villaretus, documentata già nel
1338 in epoca tardo medioevale farebbe propendere per la fondazione successiva
d’un insediamento analogo, ma di dimensioni minori, sempre in prossimità dei
boschi, ma in direzione di Bibiana. Detto ciò i bagnolesi dell’Alto Medioevo si
potrebbero dunque definire woodlanders cioè abitanti dei boschi.

6

�I.4 L’influenza longobarda
Secondo Di Francesco, quando si parla di Longobardi si deve intendere anche
l'insieme di tutte quelle tribù germaniche sottomesse dai primi che furono
stanziate in Italia nel VI-VII secolo probabilmente per un’iniziale volontà
bizantina di difendere il territorio e coltivare le zone spopolate dalle precedenti
guerre e pestilenze. I Longobardi si stanziarono prevalentemente nel Nord Est e
solo in un’epoca immediamente successiva (probabilmente risalente al VII secolo
d.C.) si sarebbero decisi a occupare il resto d’Italia contro la volontà bizantina.
Arrivarono pertanto anche in Piemonte e, nello specifico, probabilmente anche nel
territorio corrispondente a quello odierno di Bagnolo e nelle zone limitrofe. Non
abbiamo reperti archeologici che lo provano, se escludiamo una lapide longobarda
reperita in quel di Staffarda, ma abbiamo delle tracce linguistiche come ci riferisce
Giorgio Di Francesco (in Vindemmio e Di Francesco, 2004):
Gram per “cattivo” è parola longobarda e, in Bagnolo, è usata comunemente, anche
se si conosce pure la forma marì, comune nelle terre alte, che non subirono
l’influenza culturale di quel popolo. Inoltre, nel dialetto bagnolese attuale si nota che
la W- germanica non è evoluta in GW-, al contrario dell’ostrogotico, prima, e della
lingua francone, poi, sempre nelle Alte Valli (es. Ostana, Oncino e Crissolo, in alta
Valle Po). Così il verbo germanico warten/wartan è diventato vardê e non gardâ/
gardar. Allo stesso modo, il nome proprio germanico Wilhelm è diventato Vihèrm e
non Guiaoume.
Tra gli addetti ai lavori, non mancherà, però, certamente, chi sarà disposto a far
notare che non si può sapere quando la parola gram e le forme attuali in w- abbiano
preso piede e se la loro affermazione sia dovuta, piuttosto, soltanto ad un fenomeno
di réculement dell’occitano, probabilmente avvenuto in modo prepotente a partire dal
XV secolo, quando si potrebbero potute affermare forme piemontesi arcaiche per
diretta influenza pinerolese. D’altra parte, l’occitano latore di forme in gw-, prima di
rinculare, potrebbe aver precedentemente colonizzato un territorio sul quale già
esistevano forme in w-. Si potrebbe propendere a favore della tesi del réculement
dell’occitano, se si ci riallacciasse alla pronuncia dialettale del nome germanico
Wilhelm/Gwilhelm = “Guglielmo”, che oggi, in Bagnolo, è pronunciato Vihèrm, ma
che nei documenti redatti fino al XIV secolo era trascritto Guglaume facendo
pensare ad una pronuncia antica occitaneggiante Guhiaoume/Guiaoume, derivante
da una forma germanica in Gw- , che avrebbe potuto essere ostrogota e francone.
Nulla è certo, in simili situazioni di frontiera – cerniera tra due aree culturali molto
simili, nelle quali le varianti non minarono mai sostanzialmente le capacità di
intercomprensione (da Vindemmio e Di Francesco, 2004, p. 19.).

7

�Sempre Di Francesco sottolinea come altro indizio di questa influenza
culturale la presenza di toponimi che richiamano la lingua longobarda, per
evidenziare il fatto che la cultura di quel popolo non sia giunta ad affermarsi per
tardivo riflesso ma bensì direttamente:
Ad esempio, un microtoponimo riferentesi ad una località del Villaretto, cioè ël
Guècch, già si trova in atti nella forma latinizzata Gachium, così come nella vicina
Sanfront reperiamo un Gacch (in antico, Gachium, Gaggio, Gaccio). A Bagnolo,
esistette addirittura una famiglia Vayrolato detta Gachio / de Gachio ed un luogo
detto ad crucem gagiorum. Il fatto che tali toponimi non siano citati specificatamente
in fonti d’epoca longobarda è davvero importante? Essi non possono che derivare
ugualmente dal longobardo gahagi / ighagi, trascritto nelle legislazioni longobarde
col latinismo gagium (regis) che significò “bosco bandito”. Questo fu un modo solo
longobardo di definire tale spazio forestale, perché sappiamo che i Franchi
preferirono più semplicemente chiamarlo bampnitum / bampnita o, addirittura,
bampn: quindi tutti i nostri Guècch / Gacch non possono che essere toponimi nati
prima della sconfitta di re Desiderio (da Vindemmio e Di Francesco, 2004, ibidem).

I.5 Vicinìa, Confratria dello Spirito Santo e Comunità: alle origini
dell’Amministrazione locale bagnolese

In mondi come quello antico e alto medievale un uomo da solo non era nulla,
se non inteso come “membro della famiglia”. Si può quindi immaginare
l’esistenza di un’entità che amministrava i beni comuni di tutte le famiglie
residenti in una piccola zona attraverso un’assemblea generale dei vicini avente
potere decisionale; questa istituzione si può chiamare “Vicinìa” anche se l’uso del
termine specifico non è attestato in zona4. Pertanto essa può essere considerata
come una maniera primitiva di gestire la cosa pubblica in maniera locale.
Con il passare del tempo, secondo la tesi sostenuta da Di Francesco che qui di
seguito riassumiamo brevemente, la Confratria dello Spirito Santo andò a
sovrapporsi a queste comunità di famiglie precristiane (la Vicinìa) ma non mirò a
distruggerla bensì a conservare quanto in essa vi era di buono.

4

Cfr. Vindemmio e Di Francesco (2004), p. 66.

8

�Le Confratrie si diffusero in Provenza, Alvernia, Linguadoca, Savoia, Svizzera
romanza, terre intralpine e subalpine del Marchese di Saluzzo e dei Principi
d’Acaia, così come nelle Langhe e nel Monferrato; furono così un fenomeno
molto esteso che presentò le seguenti caratteristiche:
�

non furono compagnie religiose, e pertanto non rendevano conto della
propria attività all’autorità ecclesiastica, anche se i loro scopi furono
relativi all’accompagnamento dei defunti durante le esequie oltre che
all’assistenza dei confratelli (poveri o meno che fossero);

�

il loro fine ultimo era la solidarietà di gruppo che veniva cementato
attraverso un pasto tradizionale offerto dai confratelli ai poveri che si
svolgeva nel Lunedì di Pentecoste;

�

ogni Confraternita dello Spirito Santo, almeno a partire dal XIII / XIV
secolo possedeva una casa di proprietà o in disponibilità, chiamata Casa
della Confratria nella quale si riuniva il gruppo degli amministratori della
medesima, i massè.

Tali Confratrie possono essere spesso più di una all’interno di uno stesso
territorio comunale (interessando singole frazioni o gruppi familiari), infatti quelle
attestate in Bagnolo con il tempo divennero tre: del Villar, del Villaretto e di San
Pietro. Presto però le autorità tentarono di minare l’indipendenza di queste
istituzioni: già prima del Concilio di Trento (metà del XVI secolo) si assistette a
tentativi ecclesiastici di incamerare i redditi annui di singole Confratrie, ma in
seguito ad esso molti sodalizi di questo tipo furono soppressi o furono trasformati
in entità più legate alla religione. In verità il patrimonio immobiliare delle
medesime faceva gola da tempo al clero, ai nobili e ai maggiorenti in genere.
Infatti il Duca di Savoia negli anni che vanno dal 1595 al 1618 cercò di definire la
questione: dapprima avrebbe voluto unire le Confratrie all’Ordine Mauriziano
facendo censire tutti i loro beni, ma il compito non si rivelò poi così facile perché
i beni delle Confratrie non erano così ingenti ma nemmeno così ben visibili anche
perché si tentò quasi ovunque di occultarli. Alla fine però le terre furono vendute
a ricchi e nobili e le case comuni rimasero in mano ai sodalizi superstiti.
In questo periodo ci fu una sorta di compresenza tra la Confratria e la
Communitas che come la prima fu un’istituzione comunale, anche se era
assoggettata ad un potere signorile e si occupava quindi di mediare tra gli interessi
9

�del signore e quelli della comunità. Le istituzioni comunali come questa nel
settore geografico delle vallate alpine occidentali si formarono certamente dal
basso e non dall’alto, a seguito di un continuo dialogo tra forze aventi interessi
contrastanti che dovettero essere necessariamente mediati.
Il processo di formazione delle Communitates ebbe la medesima direzione
assunta dal processo di formazione del feudo: così come esso partì dall’esercizio
di potere senza delega alcuna per arrivare al dominus di diritto feudale investito
dall’alto, alla medesima maniera le Communitates si formarono a partire dalla
necessità della popolazione di avere regole chiare, scritte e rispettate per poi
arrivare alla mediazione degli interessi di una “comunità di famiglie” con quelli di
un gruppo di dòmini affermatisi sul territorio. La Communitas di Bagnolo nacque
quindi dal dialogo tra la “parte popolare” (gli homines communis, cioè i
capifamiglia facenti parte della locale ed originariamente unica Confratria dello
Spirito Santo che gestivano il commune inteso come “complesso delle terre
comuni alle famiglie locali”) e la “parte signorile”. Per il comune di Bagnolo
esiste un’importante testimonianza riguardo a ciò: si possiede ancora l’arbitrato
tra la parte popolare e quella signorile datato 31 marzo 12935.
Per quanto riguarda la Credenza6 si può ancora citare una sentenza
arbitramentale del 1441 nella quale Ludovico Malingri chiede che essa sia formata
per due parti da uomini abitanti in Bagnolo e da una parte di nomina signorile, in
questa sentenza viene anche puntualizzata la possibilità di regolamentare la vita
del feudo con degli ordinamenti statutari purchè essi non siano in contrasto con il
Duca di Savoia ed in subordine con il nobile Ludovico7.

I.6 I signori di Bagnolo

A partire dal XIII secolo fino all’inizio del XV Bagnolo fu posto sotto il
dominio del Principato di Acaja con capitale a Pinerolo e in seguito, dalla morte
dell’ultimo principe nel 1418, i territori vennero riuniti al Ducato dei Savoia di
Amedeo VIII. Nello specifico, a governare le singole unità territoriali era posto un
castellanus il quale in un primo tempo era una sorta di funzionario professionista
5

Cfr. Vindemmio e Di Francesco (2004), pp. 76-78.
Credenza: sorta di Consiglio della Comunità.
7
Cfr. Riva P. e Riva V. (2004), pp. 28-36.
6

10

�che rappresentava localmente il principe d’Acaia, anche se in altri posti ritenuti
più importanti o più strategici veniva posto un vicarius8; sia la carica di vicarius
che quella di castellanus erano ricoperte da uomini dell’antica aristocrazia
signorile. In un secondo tempo invece tale incarico venne poi assegnato a chi
aveva rapporti di natura economica con il principe (per esempio chi gli aveva
elargito prestiti): praticamente essi ottenevano la carica in garanzia del prestito e
la lasciavano quando esso era stato saldato9.
Nei secoli furono signori di Bagnolo membri di varie famiglie che qui di
seguito elencheremo brevemente per avere una panoramica del passaggio dei
poteri nel corso degli anni10:
�

i Tolosani (Torresani, Torosani) furono signori di Bagnolo sin dai
remotissimi tempi e vengono menzionati come “de Turri de Canapicio” nei
documenti del 1200, essi avevano anche giurisdizione su Campiglione.
Ebbero investitura di una parte del territorio bagnolese nel 1337 e nel 1370;

�

gli Orsini di Rivalta, Orbassano e Trana furono tra i consignori di Bagnolo e
a giudicare dai contratti e dagli affrancamenti, ebbero un considerevole peso
nei rapporti con la comunità nei secoli XV e XVI. Nel 1659 vendettero la
loro parte di consignoria ai Malingri;

�

i dei Bunei (De Buneis), conti di Ronco, Variglie, Roccaforte e Pasce, Val
d’Ellero, Zumaglia, signori di Bagnolo, Monale, consignori di Bussoleno,
facevano parte sì della cerchia signorile di Bagnolo ma con il tempo
cedettero agli altri condomini la loro parte di potere;

8

Vicarius: carica che stava a significare che il princeps avrebbe voluto governare in prima persona
ma doveva accontentarsi di un sostituto, per esempio a Barge vi era un vicarius perché era
considerata una terra di confine essendo la frontiera con il Marchesato di Saluzzo.
9
In teoria il castellanus avrebbe dovuto rimanere in carica per circa 18 mesi e il suo mandato non
poteva essere rinnovato se non dopo un certo lasso di tempo, e il suo ruolo era inoltre
generosamente retribuito. Egli era la massima autorità militare e sovrintendeva
all’amministrazione della giustizia in prima istanza, sia civile che criminale. Imponeva le pene,
rendeva esecutive le sentenze, vigilava sull’applicazione delle norme statutarie e garantiva la tutela
dell’ordine pubblico. In sua assenza poteva servirsi di un vicecastellano o luogotenente, in tal caso
tutte le sue funzioni erano esercitate dal sostituto. Il castellano aveva al proprio servizio dei
familiares con compiti di polizia, sicurezza interna ed esterna, nonché di vigilanza; all’atto di
assumere l’ufficio doveva pronunciare un solenne giuramento innanzi al Consiglio di Credenza, in
seguito lo convocava e presenziava le sue sedute. Generalmente, alla fine del mandato, il
castellano era sottoposto a sindacato innanzi al suo successore. Si trattava di un procedimento
giuridico per verificare eventuali malversazioni, anche se compiute dai suoi aiutanti. In ogni caso
egli era direttamente responsabile degli eventuali ammanchi di cassa e dei debiti contratti. Gli
abitanti avevano un certo tempo, dalla scadenza dell’ufficio, per denunciare irregolarità e
pretendere pagamenti o somme a loro dovute (cfr. Vindemmio e Di Francesco, 2004, p. 105).
10
Cfr. sottocapitolo “I signori di Bagnolo”, in Riva P. e Riva V. (2004), pp. 44-60.

11

��

gli Opezzi furono consignori di Bagnolo e Bibiana, ma con scarso peso;

�

gli Albertengo conti di Bagnolo, Monasterolo, consignori di Bagnolo,
Bibiana, Campiglione, Casalgrasso, Lusernetta, furono i primi, e sino
all’inizio del XIV secolo, i più importanti signori di Bagnolo tanto che in
studi e ricerche storiche erano chiamati inizialmente i “Di Bagnolo”.

�

i Malingri conti di Bagnolo, signori di Cantogno. Originari di St. Génix nel
Belley vennero in Piemonte nella metà del 1300 con Giovanni di St. Génix
ma sul territorio di Bagnolo iniziarono la loro crescente influenza nei primi
anni del 1400. Con il passare del tempo le loro proprietà feudali si
incrementarono sia con acquisizioni da parte di altri condomini sia con
investiture. L’infeudazione dei Malingri avvenne nel 1412 con un investitura
ufficiale da parte del principe Ludovico d’Acaia

(confermato poi il 2

maggio del 1415 dall’imperatore Sigismondo). Da quel momento in poi
Bagnolo cadde in mano a uno stringente potere signorile: il titolo di
castellano spettò infatti da quel momento in poi solo più a un Malingri.

I.7 Uno sguardo sul presente
Ai giorni nostri il comune di Bagnolo P.te conta più di 5.500 abitanti, fa parte
della Comunità Montana Valle Po, Bronda e Infernotto ed è composto, oltre che
dal centro, da varie frazioni: verso l’abitato di Cavour Sant’Anna e San Grato,
verso Barge San Maurizio e San Bernardo, in direzione di Bibiana la frazione
Villaretto con la sua propaggine più alta detta Olmetto e, salendo verso Rucas,
Villar Bagnolo e Montoso. L’attività economica prevalente è l’estrazione e
lavorazione su scala industriale - dato che con l’avvento della tecnologia e del
“benessere economico” il mestiere del lusatiaire è ormai scomparso11 - della
pietra di Luserna di cui le montagne circostanti sono molto ricche.
Grande negli ultimi anni è stata l’immigrazione cinese che rappresenta
oggigiorno la fonte principale di manodopera dei cavatori. La comunità cinese
però non è per ora molto integrata con quella bagnolese, nonostante gli sforzi
dell’Amministrazione Comunale a proposito.

11

Lusatiaire: artigiano che estraeva e lavorava la pietra (cfr. Gruppo "Da pare ’n fieul", 1982,
pp. 121, interamente basato su questo argomento).

12

�II. CARATTERISTICHE DELLA PARLATA

II.1 Premessa

Prima di iniziare la raccolta del materiale per formare il questionario da
sottoporre all’informatore ci si è premurati di verificare se in letteratura qualcosa
fosse stato scritto sulla parlata di Bagnolo. In prima istanza ci si è attivati per una
ricerca sugli Atlanti Linguistici e, anche se nessuna inchiesta ha toccato
direttamente il comune di Bagnolo, sono stati individuati due punti limitrofi:
Barge (CN) per l’ALI12 e Bibiana (TO) per l’ALEPO13 (entrambi i paesi distano
pochi km da Bagnolo). Un testo che esamina la parlata di Barge è datato 1912 ed
è quello di M. Ginotta14.
Invece l’unico testo di dialettologia riguardante direttamente il Comune di
Bagnolo P.te è la Tesi di Laurea di Signifredi (1969-70) dedicata alla sua
toponomastica15.

II.2 Raccolta materiale e questionario

Al fine di poter raccogliere del materiale linguistico da analizzare per
evidenziare le caratteristiche della parlata di Bagnolo (dato che la stessa non è mai
stata oggetto di studio fino ad ora) si è deciso di elaborare un questionario da
sottoporre ad un informatore. Il giorno 6 luglio 2007 mi sono recata al Laboratorio
di Fonetica “A. Genre” dell’Università degli Studi di Torino per la registrazione
con il mio informatore Cesare Piccato nato il 21.6.1945 ed originario della
Frazione Olmetto del comune di Bagnolo P.te.

12

Cfr. AA. VV., Atlante Linguistico Italiano, sei voll. finora pubblicati dal 1995.
Cfr. AA.VV., Atlante Linguistico ed Etnografico del Piemonte Occidentale, tre voll. finora
pubblicati a partire dal 2003.
14
Cfr. Ginotta M. (1912), pp. 54.
15
Un esemplare della Tesi è reperibile presso la biblioteca dell'Atlante Toponomastico del
Piemonte Montano dell'Università di Torino.
13

13

�I materiali sono stati raccolti in cabina silente con un registratore digitale
TASCAM-DA/P1 (microfono SHURE SM58) e con presa diretta su PC (dotato di
scheda audio Digidesign Mbox2) presso il laboratorio suddetto.
Il corpus si basa un questionario maggiormente indirizzato alla ricerca di
tratti tipici segmentali; segue l’elenco delle parole in questione in un'ortografia
convenzionale e in trascrizione fonetica IPA:

1)

BRETELLA

bardela

[bar�dela]

2)

CREDERE

crei

[�kræi]

3)

PIACERE

piasi

[�pjazi]

4)

VICINO

dausin

[dau��zi�]

5)

PUNGERE

pugni

[�pu�i]

6)

REGGERE

resi

[�rezi]

7)

CENA

sin-a

[�si�a]

8)

CENTO

sent

[�sent]

9)

CERA

sira

[�sira]

10) CERCARE

sërché

[s�r�ke]

11) CERIMONIA

sirimonia [siri�monja]

12) CESTINO

sëstin

[s�s�ti�]

13) SORGENTE

surgiva

[sur�d�iva]

14) CIELO

ciel

[�t�el]

15) FACILE

facil

[�fat�il]

16) DIFFICILE

dificil

[di�fit�il]

17) CERCHIO

sèrch

[�sært�]

18) DECINA

desen-a

[de�se�a]

19) CENERE

sënër

[�s�n�r]

20) TENERO

tënër

[�t�n�r]

21) GENERO

gënër

[�d��n�r]

22) DELICATO

dlicà

[dli�ka]

14

�23) DISEREDARE

dëseredé [d�s�re�de]

24) DIVENTARE

diventè

[diven�te]

25) FARE IL FIENO fné

[�fne]

26) FIENO

fen

[�fe�]

27) FIENILE

fnera

[�fnera]

28) PORTARE

mné

[�mne]

29) MELONE

mlun

[�mlu�]

30) TELAIO

tlé

[�tle]

31) TENAGLIE

tnaje

[�tnaje]

32) FINESTRA

fnesta

[�fnesta]

33) MINESTRA

mnesta

[�mnesta]

34) VERITÀ

vrità

[vri�ta]

35) CANDELA

candela

[kan�dela]

36) NERO

ner

[�ner] ma comunemente [�nær]

37) PADELLA

pela

[�pela]

38) PESO

pes

[�pes]

39) PRETE

previ

[�previ]

40) SERA

sera

[�sera]

41) STELLA

stela

[�stela]

42) STRETTO

stret

[�stræt]

43) TELA

tela

[�tela]

44) MESE

mes

[�mes]

45) FREDDO

fret

[�fræt]

46) MEZZO

mes

[�mes] ma comunemente [�mæs]

47) GUADAGNARE vagné

[va��e]

48) GUARDARE

vardé

[var�de]

49) GUARIRE

varìi

[va�ri�]

15

�50) SORELLA

sori

[�sœri]

51) REGALO

regal

[re�!al]

52) REGINA

regin-a

[re�d�i�a]

53) RIBASSARE

arbasé

[arba�se]

54) RIBATTERE

ribati

[ri�bati]

55) RIFARE

arfé

[ar�fe]

56) RIFIUTARE

rifiüté

[rifjy�te]

57) RIMBOMBARE arbumbé [arbum�be]
58) RINCALZARE

arcausé

[arkau�se]

59) RUMORE

rumur

[ru�mur]

60) RICORDARE

arcurdese [arkur�dese]

61) GALLINA

galin-a

[!a�li�a]

62) GALLO

gal

[�!al]

63) PULCINO

pipì

[pi�pi]

64) CAPRA

crava

[kra�va]

65) CAPRONE

buc

[�buk]

66) CAPRETTO

bërulin

[b�ru�li�]

67) PASTORE

bërgè

[b�r�d�e]

68) PECORA

bërra

[’b�r�a]

69) SCIMMIA

sümia

[�symja]

70) MOSCA

musca

[�muska]

71) LEPRE

leu

[�leu�]

72) FEBBRE

freu

[�freu�]

73) LUPO

lü

[�ly]

74) VOLPE

vulp

[�vulp]

75) PULCE

pülia

[�pylja]

76) GATTO

ciat

[�t�at]

16

�77) BUE

bö

[�bœ]

78) COSCIA

cösa

[�kœsa]

79) FUOCO

fö

[�fœ]

80) FAGGIO

fó

[�fo]

81) ACACIA

garzìa

[!ar�zia]

82) CANE

can

[�ka�] ma nella zona anche [�k$�]

83) FAME

fam

[�fam] ma nella zona anche [�f$m]

84) PANE

pan

[�pa�] ma nella zona anche [�p$�]

85) SALAME

salam

[sa�lam] ma nella zona anche [sa�l$m]

86) CAMPO

camp

[�kamp] ma nella zona anche [�k$mp]

87) PRATO

pra

[�pra] ma nella zona anche [�pr$]

88) MANGIARE

mangé

[man�d�e] ma nella zona anche [m$n�d�e]

89) NIENTE

nen

[�ne�] ma nella zona anche [�n$�]

90) PIEGARE

dubié

[du�bje]

91) CAPELLO

cavei

[ka�væi�]

92) LUNA

lun-a

[�ly�a]

93) LANA

lan-a

[�l$�a]

94) TANA

tan-a

[ta��a]

95) ACQUA

éva

[�eva]

96) CARRO

cher

[�kær]

97) COTTO

cöit

[�kœit]

98) CUORE

cheur

[�kœr]

99) FERMO

frem

[�fræm]

100) VERME

verm

[�værm]

101) ERBA

erba

[�ærba]

102) SERPE

serp

[�særp]

103) PESCA

persi

[�pærsi]

17

�104) FIORE

fiur

[�fjur]

105) FOGLIO

föj

[�fœi�]

106) GRASSO

gras

[�!ras]

107) LINGUA

lenga

[�le�!a]

108) MAGRO

maire

[�mai�re]

109) GIORNO

dì

[�di]

110) NOTTE

nöit

[�nœi�t]

111) OGGI

ënköj

[���kœi�]

112) VOCE

vus

[�vus]

113) POZZO

pus

[�pus]

114) NOCE

nus

[�nus]

115) FIGLIO

fieoul

[�fiœl]

116) FIGLIA

fia

[�fia]

117) FRATELLO

frel

[�frel]

118) ZIA

magna

[�ma�a]

119) ZIO

barba

[�barba]

120) MAMMA

mare

[�mare]

121) PAPÀ

pare

[�pare]

122) FAMIGLIA

famìja

[fa�mia]

123) APE

avìja

[a�via]

124) ORECCHIO

urìja

[u�ria]

125) VESPA

vespa

[�væspa]

126) PRESTO

prest

[�præst]

127) CERVELLO

servel

[s�r�vel]

128) SEMINARE

semné

[s�m�ne]

129) INDOVINA

enduin-a [���dwi�a]

130) ARRIVARE

rivé

[ri�ve]

18

�131) FISCHIARE

sübié

[sy�bje]

132) MORIRE

möri

[�mœri]

133) SCEGLIERE

serni

[�særni]

134) TROVARE

trué

[tru�e] [tru�we]

135) SINGHIOZZO

sangüt

[sa��!yt]

136) POLLICE

póli

[�poli]

137) TESTA

testa

[�testa]

138) TIEPIDO

tëbi

[�t�bi]

139) ZUCCHERO

sukër

[�syk�r]

140) IL FRATELLO DEL PESCATORE HA PORTATO I VITELLI ALLA
SORGENTE PER CERCARE DI FARLI BERE PRIMA CHE
TORNASSE A GELARE L’ACQUA E GUARDARE SE C’ERANO
STATI I CERVI
ël frel dël pëscadur l’a purtà i vitei a la funtan-a per feie bevi prima ch’i
gialëssa l’eva e a vardè se l’eren staie i cervi
[�l �frel d�l p�ska�dur la pur�ta i vi�tei ala fun�ta�a p�r �feie �bevi ’pri
ma k� d�a�l�s�a leva e var�de s� �ier�n �stajt i �t�ærvi].
Osservazioni in merito alla trascrizione fonetica:
�

come si può notare in due casi (nella parola n. 36 e in quella n. 46) sono
state annotate due trascrizioni fonetiche: la prima è la pronuncia della
registrazione, mentre nella seconda ho segnalato la variante più comune in
uso nella parlata di Bagnolo, probabilmente l’informatore durante la
registrazione si è lasciato condizionare da un modello di pronuncia più
vicino al torinese;

�

in un secondo gruppo di parole (dalla n. 82 alla n. 89) è stata indicata una
doppia trascrizione fonetica per evidenziare la presenza (che va
scomparendo) della vocale centrale medio-aperta [$]. L’informatore ha
pronunciato la vocale spontaneamente un’unica volta nella parola n. 93.

19

�II.3 Sintesi dell’inventario

A partire dalle realizzazioni fonetiche emerse dal questionario sopra
presentato sopra è stato elaborato l’inventario fonetico e fonologico del
piemontese di Bagnolo P.te che viene riportato qui di seguito:
CONSONANTI
Nelle caselle in cui i simboli compaiono in coppia, quello alla destra rappresenta
una consonante sonora. Le aree scure si riferiscono ad articolazioni giudicate
impossibili.

Bilabial
i
Occlusive

Labiodental
i

Dental
i

p b
m

Nasali

Alveolar
i

Postalveolar
i

Palatali

t d
n
r

Polivibranti

�

Velar
i

k !
�

Monovibranti
Fricative

f v

s z

[�]
t� d�

Affricate
Approssimanti
*
Laterali Appr.

j
l

['
]

*Altra approssimante: labiale-velare w.
I suoni tra [ ] sono xenofoni (compaiono solamente in prestiti da altre lingue).
VOCALI ORALI
Anteriori
Chiuse

Centrali

i

Posteriori

u
y

Medio-chiuse

e

o
œ

�
(

Medio-aperte

æ
Aperte

[$]
a

20

�I simboli che appaiono alla destra delle linee discendenti rappresentano vocali
arrotondate.
Annotazioni:
�

per quanto riguarda le consonanti si denota una serie di occlusive
sorde e sonore: /p/ /b/ /t/ /d/ /k/ /!/ che si possono trovare in
qualsiasi punto della parola;

�

è presente anche una serie di nasali: /m/ /n/ /�/ /�/ le quali hanno
una distribuzione varia tranne /�/ che non si può trovare a fine
parola;

�

la vibrante più comune è la polivibrante alveolare /r/;

�

per quanto riguarda le fricative sorde e sonore sono presenti:
/f/ /v/ /s/ /z/ e [�] che può essere considerato uno xenofono in
quanto è presente soltanto in prestiti dall’italiano;

�

per le affricate sorde e sonore sono presenti le postalveolari
/t�/ e /d�/ che possono ricorrere anche in posizione finale di parola;

�

sono presenti due approssimanti: una palatale /j/ e una labialevelare /w/ ;

�

infine abbiamo due laterali approssimanti: la dentale-alveolare /l/ e
la palatale ['] che però è da considerarsi uno xenofono poiché
compare solamente in prestiti dall’italiano;

�

la /l/ in posizione finale può essere leggermente velarizzata e può
interferire con il timbro della vocale precedente come in [s�r�vel];

�

per quanto riguarda il trapezio delle vocali si denota la presenza
della vocale chiusa anteriore /i/ e della chiusa posteriore
arrotondata /u/;

�

a metà tra chiusa e medio chiusa è l’anteriore arrotondata /y/;

�

sono presenti le medio-chiuse anteriore /e/ e posteriore /o/;

�

a metà tra medio-chiuse e medio-aperte stanno l’anteriore
arrotondata /œ/ e la centrale schwa /�/;

21

��

è presente un’unica vocale medio-aperta: la posteriore /(/;

�

a metà tra medio-aperte e aperte si denota l’anteriore /a/ e la
realizzazione centrale [$] che si può trovare davanti a /n/ /�/ /m/ e
non ha valore distintivo, questo fono però sta scomparendo a
vantaggio della vocale anteriore /a/ che è già ora la più utilizzata
dai parlanti del dialetto di Bagnolo;

�

dalla

registrazione

sono

emersi

i

seguenti

dittonghi:

/au/ /ai/ /eu/ /ei/ /æi/ /œi/ /ja/ /je/ /jy/.
�

infine, per quanto riguarda gli elementi prosodici si rileva che in
piemontese la posizione dell’accento ha rilevanza distintiva, per
cui l’accento va considerato un fonema soprasegmentale: ex:
[�kala] (egli scende) è diverso da [ka�la] (sceso)16;

�

non ha invece rilevanza fonematica, ma unicamente fonetica, la
durata, in particolare la maggiore durata vocalica in determinati
contesti17.

II.4 Confronto con l’italiano

A partire dal sopraelencato inventario fonetico e fonologico del dialetto di
Bagnolo si possono sviluppare alcune considerazioni, citando alcune tra le
analogie e differenze con la lingua italiana:
�

si attesta una minore incidenza di geminazione consonantica rispetto
all’italiano: essa nel dialetto di Bagnolo avviene soprattutto con /�/ in
sillaba chiusa in seguito a dentale o labiale sorda o sonora ex:
[�f�t�a] “fetta”,

[�!�d�a] “elemosina”, [�b�r�a] “pecora”, [�t�p�a] “radice

dell’erba”, [�d��t�a] “erba grama” o “Nigella Romana”18;
�

a differenza dell’italiano vi sono molte consonanti che possono essere
poste in posizione finale assoluta di parola come

per esempio:

16

Cfr. Berruto (1974), p. 19
Cfr. Berruto (1974), ibidem.
18
V. Dizionario Etimologico di Gribaudo (1983).
17

22

�/n/, /l/, /r/, /s/, /t/. Tale fenomeno è causato dal dileguo delle vocali atone
in posizione finale: esso può toccare le vocali protoniche o le postoniche e
in questo caso particolare si può definire un’apocope poiché a cadere è una
vocale in posizione finale di parola. Quello appena descritto è un tratto
tipico dei dialetti settentrionali che conoscono il dileguo in misura
notevolmente superiore a quelli meridionali19;
�

vi è un grande utilizzo della vocale centrale schwa /�/ in sillaba atona e in
posizione centrale di parola, fonema che peraltro non è presente nel
sistema vocalico dell’italiano;

�

nel dialetto di Bagnolo la consonante velare /�/ si può trovare in posizione
finale o intervocalica (ex: [�fe�] “fieno”, [�si�a] “cena”) a differenza
dell’italiano in cui è soltanto una variante combinatoria di /n/ e si trova
prima di consonante velare ( __k, !)20;

�

nel piemontese di Bagnolo non si attestava la presenza della consonante
fricativa postalveolare /�/ ma solamente delle consonanti affricate
postalveolari /t�/ e /d�/ (che possono anche ricorrere in posizione finale ex:
[�sært�] “cerchio”) fino a quando non iniziò a essere introdotta per calco
dall’italiano come nella parola [�ja�kwe] o [s+ja�kwe] “sciacquare” che
sostituisce la parola piemontese tradizionale [arz�n�te];

�

al contrario dell’italiano il trapezio delle vocali piemontesi attesta la
presenza delle vocali /y/ e /œ/: questa caratteristica è definita da Gerhard
Rohlfs (insieme ad altri fenomeni linguistici come la lenizione delle
consonanti occlusive sorde intervocaliche latine, la palatalizzazione della
tonica latina, la tendenza della parola all’uscita in consonante, la
propensione alla caduta delle vocali atone pre- e postoniche latine, la
palatalizzazione del nesso consonantico latino -CT- e la tendenza alla

19

Cfr. Grassi, Sobrero e Telmon (1997), pp. 96-97.
Cfr. Graffi e Scalise (2002), pp. 88-90. Cfr. anche con le note agli inventari sonori al sito
www.personalweb.unito.it/antonio.romano/inventari_sonori.html
20

23

�degeminazione consonantica) come tipica dei dialetti a nord della
cosiddetta “linea La Spezia-Rimini”21;
�

particolarità della parlata di Bagnolo P.te (oltre che di quella altopiemontese22 in generale o di quella detta rustica)23 è l’utilizzo della
vocale centrale medio-aperta [$] davanti a /n/ /�/ o /m/: l’esistenza di
questa vocale è profondamente compromessa dalle influenze provenienti
dall’esterno; infatti la parlata dei bagnolesi è condizionata da quella della
pianura dove [$] non è attestata e viene sostituita da una vocale centrale
più aperta [a]. Infatti, a dimostrazione di ciò, lo stesso informatore durante
la registrazione ha utilizzato [$] un’unica volta, nei nove casi possibili
(dalla parola n. 82 alla n. 89, e n. 93);

�

è peculiare la presenza di gruppi consonantici a inizio parola come
/fn/ (ex: [�fne] “fare il fieno”), /mn/ (ex: [�mne] “portare”), /ml/ (ex:
[�mlu�] “melone”), /tn/ (ex: [�tnaje] “tenaglie”) e /vr/ (ex: [vri�ta]
“verità”) che sono impossibili in italiano;

�

nel dialetto di Bagnolo si possono notare fenomeni di lenizione
consonantica tipici dell’area piemontese per esempio di

T

originaria in:

[�frel] “fratello”, [�pare] “papà”, [�mare] “mamma”; nello stesso tempo
però queste parole sono affiancate ad altre che reintroducono le occlusive
sorde come in [vi�tel] “vitello” questo soprattutto perché, come scrive
Gianrenzo P. Clivio:
In tempi più recenti, è soprattutto l’influsso dell’italiano letterario che ha
determinato e determina alterazioni del sistema fonologico piemontese
giungendo, talvolta, fino ad oscurare quelli che ne costituivano gli
elementi caratteristici (da Clivio, 1976, p. 91).

�

nel piemontese di Bagnolo si può notare la presenza dell’assibilazione in
affricata postalveolare in posizioni in cui è sconosciuta all’italiano (cfr.

21

Cfr Gerhard Rohlfs, La struttura linguistica dell’Italia, Leipzig, Keller, 1937 (citato in Grassi,
Sobrero e Telmon, 1997, p. 75).
22
“Intendiamo… per parlate alto-piemontesi le parlate della pianura pedemontana a Sud di Torino,
confinanti lungo le vallate alpine con le parlate gallo-romanze… si tratta dunque di un piemontese
che potremmo definire “rustico”, con arcaismi e relitti probabilmente anche provenzali e con aree
di diffusione dei fenomeni mal delimitabili” (Berruto, 1974, p. 34).
23
Cfr. Clivio (2002), p. 159 e seguenti.

24

�[s�r�ke] “cercare” vs. [�sært�] “cerchio”); al contrario le sibilanti
patrimoniali vengono spesso sostituite dalle affricate dell'italiano in parole
come [�fat�il] “facile”e [di�fit�il] “difficile”24;
�

si denota un indebolimento delle vocali atone con relativa caduta delle
vocali protoniche o postoniche come in [�fnesta] “finestra” e [�mnesta]
“minestra” ma in alcuni casi l’interferenza dell’italiano porta alla rottura
dei gruppi di suoni ad esso più estranei come nel caso di
[diven�te] ”diventare” e [d�sere�de] ”diseredare”25;

�

infine, l’interferenza dell’italiano sul piemontese ha fatto sì che le parole
che originariamente iniziavano con il gruppo di suoni arC- fossero
cambiate in rVC-, ma nel dialetto di Bagnolo questo fenomeno non accade
sempre, per esempio in parole come: [arba�se], [ar�fe], [arbum�be],
[arkau�se] e [arkur�dese] (rispettivamente: ribassare, rifare, rimbombare,
rincalzare e ricordarsi) viene conservata la forma piemontese, mentre in
[ri�bati], [rifjy�te] e [ru�mur] (in italiano rispettivamente: ribattere,
rifiutare e rumore) si è stabilizzata la forma suggerita dall’italiano26.

II.5 Confronto con il francese

A partire dall’inventario fonetico e fonologico del piemontese di Bagnolo P.te
(di cui al II.2) si può trarre spunto per un elementare confronto con l’inventario
fonetico e fonologico del francese27:
�

a differenza del francese normativo si attesta la presenza della nasale
velare /�/ anche in posizione finale di parola (fenomeno comune invece
nell’area occitanica anche se non in posizione interna);

24

Cfr. Clivio (1976), p. 91 e seguenti.
Cfr nota 21.
26
Cfr. Clivio (1976), p. 101.
27
Cfr. con gli inventari sonori
inventari_sonori.html
25

al

sito

www.personalweb.unito.it/antonio.romano/

25

��

in piemontese la vibrante uvulare [,] e la fricativa uvulare [-] sono
attestate come varianti individuali, ma la vibrante più comune è invece la
polivibrante alveolare /r/;

�

nel francese non esistono le consonanti affricate postalveolari /t�/ e
/d�/ ma solo le fricative postalveolari /�/ e /�/;

�

la laterale approssimante palatale /'/ non è più presente nel sistema del
francese contemporaneo come nel piemontese di Bagnolo, dove è presente
solo nella pronuncia di parole italiane come per esempio: [�s+jo'i]
“sciogliere” (v. inventario in II.2);

�

per quanto riguarda le vocali si incontra un parallelismo nella presenza di
schwa /�/ e delle vocali arrotondate o palatalizzate /y/ e /œ/ ma non si
attesta la presenza di [$] che rimane un tratto tipico della zona altopiemontese a metà tra il galloitalico e il galloromanzo insieme alla
realizzazione [æ];

�

sono infatti attestate /e/ e /./ come in italiano e francese solo che la
realizzazione più tipica di /./ è affidata piuttosto ad un timbro di tipo
[æ] che però in due casi [�nær] e [�mæs] pare in leggera regressione
perché pronunciati dall’informatore [�ner] e [�mes];

�

sono attestate /o/ e /(/ come in italiano e francese, solo che /(/ sembra
essere realizzata talvolta con un timbro dittongato (di tipo [/(] o [/0]);

�

un’altra importante differenza con la lingua francese è l’assenza di vocali
nasali;

�

infine pare importante citare un’analogia storica tra piemontese e francese
cioè la dittongazione della vocale

in sillaba libera (che però ha dato esiti

nettamente differenziati): è particolare indicare che questo fenomeno nel
piemontese di Bagnolo non esiste; quindi parole che in altre varietà
occidentali di piemontese suonerebbero come [�t.jla], [�p.jla], [�s.jra] nel

26

�dialetto di Bagnolo sono: [�tela], [�pela], [�sera] rispettivamente “tela”,
“padella” e “sera”28.

28

Cfr. con le considerazioni di fonetica storica in: Grassi, Sobrero e Telmon (1997), pp. 104-105.

27

�II.6 Confronto con i materiali pubblicati delle inchieste dell’ALI e
dell’ALEPO

In riferimento a quanto detto nella premessa di questo capitolo (II.1) si
prendono ora in considerazione le inchieste svolte nei paesi limitrofi di Barge e
Bibiana al fine di evidenziare eventuali affinità o differenze rilevanti con la
parlata di Bagnolo.
Per quanto concerne l’inchiesta svolta dall’ALI29 nel comune di Barge non
emergono grandi differenze:
�

sul piano fonetico la pronuncia di “bretella” che a Bagnolo è bardela a
Barge è invece bartela, si ha quindi un cambio da sonora a sorda;

�

sul piano lessicale la parola “pollice” è attestata come dil gros e non come
poli (che è invece rilevabile nell’inchiesta dell’ALI a Cercenasco).

Infine, per quanto concerne l’ALEPO30 non si sono potute riscontrare analogie
e differenze di sorta poiché nei tre volumi sinora pubblicati è stato preso in
considerazione soltanto il lessico dei vegetali che non è trattato nel questionario
elaborato per analizzare la parlata di Bagnolo.

29
30

Cfr. nota 12.
Cfr nota 13.

28

�III. CONCLUSIONE
III.1 Classificazione della parlata tra arcaismi e innovazione

Bagnolo Piemonte non è mai stata una comunità particolarmente chiusa.
Come visto nel cap. I, pur essendo situato in una zona in parte pedemontana e in
parte montana, a partire dalle origini le sue vicissitutidini storiche sono spesso
state caratterizzate da “rimescolamenti” di popoli: in un primo tempo in quella
zona è probabile che le tribù celto-liguri native del luogo si integrarono con i
coloni di origine latina di Forum Vibii, poi arrivarono i Longobardi a portare la
loro influenza fino ad arrivare al dominio degli Acaja prima, e dei Duchi di
Savoia poi, sotto l’egida della famiglia Malingri.
In linea generale però l’inventario fonetico e fonologico della parlata di
Bagnolo riflette condizioni generali di tutta l'area: questo dialetto si può infatti
classificare come una parlata gallo-italica alto-piemontese o anche rustica per la
sua posizione a Sud della zona di Torino confinante con le parlate gallo-romanze
(vicinanza con la Val Pellice e la Val Po).
Possono essere considerate particolarità di questa parlata alto-piemontese /
rustica la compresenza di:
�

elementi arcaici come per esempio l’uso (in progressiva regressione) della
realizzazione centrale [$] utilizzata invece di [a] davanti a /n/ /�/ /m/ la
quale però non ha (più) valore distintivo;

�

si considera caratteristica della parlata del luogo la grande presenza della
realizzazione [æ] come la più tipica di /./, fenomeno che, come già detto
in precedenza (II.5) si dimostra in leggera regressione come indica la
registrazione;

�

elementi provenzaleggianti lontani dalle realizzazioni del torinese come
per esempio l’uso delle parole [�t�at] e [�d�ari] che corrispondono
rispettivamente a gat e rat nel piemontese di Torino (gatto e topo in
italiano);

29

��

un altro elemento provenzaleggiante potrebbe essere considerato la
mancanza di dittongazione della vocale

in sillaba libera fenomeno

presente invece nel torinese;
�

si evidenzia come elemento di tipicità nella parlata l’uso di [var�de] e
[va�ri�] invece che guardé e guarì in torinese;

�

nel dialetto di Bagnolo per certe parole (quelle di uso quotidiano) persiste
la presenza della lenizione consonantica (ex. [�frel] “fratello” [�pare]
“papà”) e di alcune assibilazioni (ex. [�sært�] “cerchio”) che altrove sono
già scomparse per influenza dell’italiano;

�

si può notare inoltre la prosecuzione dell’indebolimento delle vocali atone
come in [�fnesta] “finestra” che invece in altre varietà di piemontese
procede in senso inverso alla tendenza della parlata di Bagnolo;

�

un altro fattore conservativo presente nella parlata è la sopravvivenza di
alcuni verbi in arC-.
Nello stesso tempo si possono riscontrare elementi di innovazione nei quali il

dialetto ha “ceduto il passo” all’italiano ed è stato contaminato da esso:
�

la presenza della fricativa sorda [�] e della palatale ['] le quali sono ancora
da considerarsi degli xenofoni ma, come tali, sono già entrate nella parlata
nella pronuncia di parole italiane. Questi foni sono inseriti in prestiti
dall’italiano che hanno sostituito parole arcaiche come nel caso di.
[�ja�kwe] o [s+ja�kwe] “sciacquare” che ormai sostituisce [arz�n�te];

�

per certe parole si denota una reintroduzione delle occlusive sorde come in
[vi�tel] “vitello”;

�

le sibilanti patrimoniali in alcuni casi vengono sostituite dalle affricate
come in [�fat�il] “facile”e [di�fit�il] ”difficile”;

�

altro fenomeno importante da segnalare è la progressiva perdita delle
realizzazioni [$] e [æ];

�

infine l’interferenza con l’italiano può anche portare alla sostituzione di
alcuni gruppi di suoni: come ad es. nelle parole in arC- come arbati,
arfudé e armur che ora sono divenute [ri�bati], [rifjy�te] e [ru�mur] (in
italiano rispettivamente: ribattere, rifiutare e rumore).

30

�III.2 Prospettive per studi futuri

Gli studi sulla parlata di Bagnolo P.te iniziati con questo lavoro di
registrazione del dialetto e di realizzazione dell’inventario fonetico e fonologico
non possono dirsi conclusi ma potranno essere eventualmente seguiti da indagini
sonore più approfondite con l’ausilio di più informatori al fine di:
�

iniziare inchieste di carattere diacronico volte a ricercare e catalogare
un’eventuale presenza di relitti occitanici nella parlata, considerata la
vicinanza con le Valli Pellice e Po ed i continui scambi commerciali
avvenuti nel corso del tempo tra le popolazioni (aggiungendo il fatto che
Bagnolo Piemonte ha in comune con la Val Pellice la fiorente estrazione
di gneiss lamellare);

�

dal punto di vista sincronico completare con un’analisi acustica la ricerca
sulle registrazioni già effettuate;

�

cercare di quantificare quanto e come l’italiano ha interferito con il
dialetto di Bagnolo fino a cambiarlo dato che la registrazione ha fornito
risultati in un certo senso discordanti: alcuni fenomeni arcaici sono stati
infatti conservati, mentre altri sono stati abbandonati o sostituiti in
maniera da essere più vicini all’italiano; tutto questo senza un apparente
schema, che forse potrebbe emergere dopo un’indagine più approfondita;

�

studiare la presenza della realizzazione centrale [$] indagandola anche in
maniera sociolinguistica, anche perché questo fono sta ormai quasi
scomparendo e, tra qualche anno, potrebbe non essercene più traccia;

�

indagare l’uso effettivo nella vita di tutti i giorni del dialetto con
informatori di tutte le fasce d’età;

�

infine, considerato l'elevato numero di immigrati che vivono ormai nella
zona, una tra le tante prospettive di studio che si aprono alla fine di questo
lavoro potrebbe anche essere quella d'indagare il loro rapporto con le
parlate locali tradizionali e l'impatto delle loro lingue d'origine su di esse.

31

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34

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              <text>&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Elena Piccato, &amp;eacute;tudiante en "sciences de la m&amp;eacute;diation linguistique", annonce dans son introduction qu'elle propose, avec ce travail, de contribuer &amp;agrave; l'analyse synchronique des caract&amp;eacute;ristiques phon&amp;eacute;tiques et &amp;agrave; la contextualisation du parler de la commune de Bagnolo Piemonte, dans son environnement dialectologique.&lt;/p&gt;&#13;
&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;La premi&amp;egrave;re partie du m&amp;eacute;moire retrace l'histoire, politique et linguistique, de la commune, tandis que la seconde analyse en d&amp;eacute;tail les caract&amp;eacute;ristiques du parler de Bagnolo Piemonte.&lt;/p&gt;</text>
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              <text>&lt;p&gt;Ce document fait partie des m&amp;eacute;moires rassembl&amp;eacute;s par Espaci Occitan dans le cadre du concours organis&amp;eacute; pour valoriser la recherche sur le territoire des vall&amp;eacute;es occitanes italiennes.&lt;/p&gt;&#13;
&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://occitanica.eu/omeka/items/show/2013"&gt;Consulter l'ensemble des m&amp;eacute;moires prim&amp;eacute;s par Espaci Occitan&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</text>
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              <text>Aquel document fa part dels mem&amp;ograve;ris recampats per Espaci Occitan dins l'encastre d'un concors organizat per avalorar la rec&amp;egrave;rca sul territ&amp;ograve;ri de las valadas occitanas italianas.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://occitanica.eu/omeka/items/show/2013"&gt;Consultar l'ensems dels mem&amp;ograve;ris primats per Espaci Occitan&lt;/a&gt;</text>
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              <text>Espaci Occitan Italie</text>
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          <name>Catégorie</name>
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              <text>Ressources scientifiques</text>
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      <name>Espaci Occitan</name>
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      <name>Linguistique</name>
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      <name>Mémoire de recherche</name>
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      <name>Piémont</name>
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